Beppe Beppetti e il suo Dadgad

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Sul web è un piccolo e buffo Dadgad conosciuto per il suo sorriso enorme, lui è Beppe Beppetti!

 

Iniziamo l intervista!

 

Ego: ” Per gli amici sul web sei Beppe Beppetti, come mai proprio questo nome d’ arte?”

Beppe: “Il nome è nato per gioco. Un gioco tra amici disegnatori che risale a ormai 4/5 anni fa. Ho trovato la cosa divertente e ho portato avanti i disegni firmati con questo pseudonimo.”

 

Ego: ” Il tuo lavoro di disegnatore è nato con questo stile da sempre oppure hai un’ altra identità nel privato dove pubblichi illustrazioni con un genere totalmente diverso?”

Beppe: “Sono sopratutto disegnatore di vignette e strisce, ma spesso mi confronto anche con illustrazioni. Non so dire se il mio stile “ufficiale” è simile o diverso da quello di Beppe. Trovo difficile separare le due cose. In fondo lo stile credo che sia una esperienza in continuo sviluppo. 20 anni fa disegnavo in modo totalmente diverso e chissà come disegnerò tra altri 20 anni. Una specie di insoddisfazione stilistica mi tiene compagnia da quando ho iniziato a disegnare. Quindi ogni giorno è un passo avanti verso una evoluzione grafica e del contenuto dei testi. A che punto sono del cammino? Se paragoniamo il disegno a una maratona mi sento di aver fatto i primi tre metri dalla partenza.”

 

 

Ego: ” L’ esperienza con Fiorello. com è nata?”

Beppe: “Semplicemente gli ho proposto delle vignette. Credo, ma per conferma si dovrebbe chiedere a lui, che più che lo stile grafico, gli sia piaciuto lo stile delle battute. In ogni caso ho un debito verso Fiorello. Credo che sia facile far ridere con battute volgari. Preferisco far sorridere con battute che lasciano fuori dalla porta la volgarità. Sono quelle che alla lunga pagano maggiormente. Se oltre al sorriso riesco anche a far pensare o riflettere allora sono al settimo cielo. Ecco di Fiorello ammiro soprattutto questo: fare battute che restano. Che giocano con le parole. Che divertono, che generano tormentoni… E soprattutto mai banali. Un esempio da seguire. Realizzare queste vignette per l’Edicola (Ma anche per altri siti e giornali con cui collaboro) è una continua palestra.”

 

Ego: ” Paroliere, satira politica, e ora anche l’ edicola di Fiorello! cosa ci possiamo aspettare da te sul domani?”

Beppe: “Sarò sintetico: boh! Scherzi a parte, ho parecchi progetti e poco tempo. Il difficile e conciliare le due cose. Vedremo…”

 

 

Ego: “Anche se moltissimi ti scrivono, su twitter sei sempre pronto a rispondere ai tuoi followers, ora ben 27.998, come ha cambiato il tuo modo di interagire con i clienti ?!”

Beppe: “Ogni volta che guardo il numero dei followers resto impressionato. Non credevo e non credo tuttora di meritare così tanta attenzione. Ma mi fa enormemente piacere. Credo che non sia cambiato il modo di confrontarmi con i lettori. Se posso rispondo, se non posso, ovviamente, no. Sembra una banalità per alcuni  ma non è così. Non è per cattiveria e la maggior parte lo ha capito e sa che se dovessi rispondere a tutti non avrei più tempo per lavorare. Il bello di twitter è il grande divertimento e la possibilità di confrontarsi immediatamente con chi segue i miei lavori.”

 

 

Ego: “Nel blog parli del film “un giorno di ordinaria follia”(Falling Down), dove Michael Douglas interpreta le avventure di un uomo comune stressato e di come la società riesca a trasformare completamente il suo modo d’ essere fino al delirio puro. Hai avuto nella tua vita dei momenti come questo?”

Beppe: “No. Rispondo molto sinteticamente, perché veramente non ho mai avuto momenti del genere.”

 

 

Ego: “Nelle vignette prediligi 3 caratteri, ma come scegliere il font giusto e quali sono i tuoi preferiti?”

Beppe: “Tre caratteri sono quelli che hai visto. In realtà ne ho usati parecchi. Attualmente ne uso un paio creati direttamente da me. Si chiamano BB e BB1. Ho scarsa fantasia con i nomi di font. In realtà la ricerca del font è tormentata come la ricerca dello stile grafico o dello stile nel raccontar con battute una vignetta. Non ho ancora trovato quello che ha tutto ciò che serve. Manca sempre qualche cosa. L’ideale è cercare e trovare quel font che si armonizzi con lo stile grafico. L’evoluzione di uno coinvolge anche l’altro e, a volte, viceversa.”

 

 

Ego: “Semplici forme morbide, una testa sproporzionata e due occhi minuscoli. Come creare un personaggio di successo come il tuo?”

Beppe: “Magari fosse di successo! Diciamo con un minimo di popolarità. Il segreto? Se lo trovi dimmelo. Io a grandi linee mi sono fatto un’idea. La semplicità. Creare qualcosa facilmente riproducibile da ognuno. Sul mio sito c’è un post (vedi foto) dove una mamma mi ha inviato la foto del disegno fatto da sua figlia. Incedibile quanto il disegno somigli a Dadgad. Senza averlo nemmeno mai visto. In realtà è Dadgad che assomiglia al disegno di quella bambina. Anzi, ai disegni dei bambini. Di tutti. Di quando non sono ancora influenzati e contaminati dall’esterno. Da cartoni manga, da tutto quello che viene loro imposto. Disegnano senza regole e in modo semplice. Sono tratti e colori che vengono da quello che sentono e non da quello che vedono. Ecco forse il segreto è tornare bambini. Ma forse è il segreto per riuscire vincenti in molti campi.”

 

 

Ego: “Ogni disegnatore ha il suo schizzo ricorrente, di solito ti accompagna tra i banchi di scuola mentre ascolti una lezione e con la testa sei altrove. Qual’ è il tuo che, ancora oggi, scarabocchiando ti rilassa e non ti fa pensare?”

Beppe: “Ho iniziato a disegnare proprio mettendo sulla carta dei giornali questi scarabocchi. Quello che disegno oggi  è l’evoluzione dello scarabocchio originale. Ma quando lo faccio non riesco a non pensare. Mi rilassa, certo, ma resta comunque l’attenzione su cosa si potrebbe fare per migliorarlo.”

 

Ego: “Immagino che disegni direttamente sul pc con una tavoletta grafica, ma posso essere molti i modi per riprodurre i tuoi lavori. A che programmi ti affidi ?”

Beppe: “Esatto. La carta l’ho abbandonata da tempo. Per motivi di tempo soprattutto. I tempi di realizzazione devono essere molto rapidi quindi la tavoletta grafica risolve parecchi problemi. Attualmente utilizzo prevalentemente programmi di grafica vettoriale. Sono a mio giudizio i più veloci e versatili.”

 

 

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Ego: “Certi silenzi sono silenti, all’ interno del nostro io teniamo nascosti drammi quotidiani e un malessere interiore che a volte non ci lascia andare e ci mangia da dentro…poco a poco. urla qui quello che non può essere udito e non viene detto.”

Beppe:“Urlerei di urlare. Ma non esiste timbro di voce tanto potente da farsi sentire da chi non vuole ascoltare. Più che urlare sarebbe opportuno saper ascoltare chi urla in silenzio.”

 

 

 

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Ego: “Disegnare è un mestiere e nel tuo sito scrivi un piccolo sfogo sull’ idea generale che “un disegno è sempre un disegno” e ci vuole poco. Raccontaci alcune “perle di saggezza” dei tuoi clienti. XD”

Beppe: “Cose capitate a tutti quelli che fanno il nostro mestiere, niente di particolare. Il più classico è avere carta bianca su un disegno e poi ad ogni bozza presentata arrivano suggerimenti su come dovrebbe esser quel particolare, quel colore… Come se fosse logico saper leggere nella testa del committente. Ma i migliori sono quelli che si arrabbiano quando dici di scriverti una mail dettagliata in modo di fare un preventivo adeguato alla loro richiesta.  “Preventivo!?””

 

 

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Ego: “I grandi capolavori migliorati è un idea bellissima e mi chiedo ci saranno dei nuovi capolavori re-interpretati da te?” 

Beppe:“Si, credo che ne farò altri. Anzi, qualcuno c’è già… Prima o poi li metterò on line. È un esercizio fare i «grandi capolavori migliorati». Disegnando i quadri dei grandi maestri dell’arte si scoprono particolari che sfuggono alla semplice osservazione. Provare a riprodurli, anche in modo scherzoso come faccio io, è un modo efficace per studiarli. Lo consiglio. Tengo a precisare che «grandi capolavori migliorati» è uno scherzo. Non c’è nulla da migliorare in quei capolavori. Qualcuno non l’ha capito e ha frainteso. Sembra strano ma è così.”

 

 

 

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Ego: “I datori di lavoro che hai avuto sono stati tutti cosi?”

Beppe: “Sono passato da diverse esperienze lavorative. In certi uffici dove tutti sono responsabili di qualche cosa, lo ero anch’io, si trovano spesso persone arroccate nei propri incarichi. Avere un incarico di responsabilità non significa essere in grado di svolgerlo e, come spesso accade, le scelte vengono fatte per il bene economico della società nell’immediato futuro, senza un vero obiettivo a lungo temine.”

 

Ego: ” Sei su behance col tuo vero nome?”

Beppe: “Ora vado a vedere cos’è behance!”

 

Ego: ”  Sul tuo blog scrivi: “Non so disegnare, ci provo”. Direi che se tutti ci provassero come te, ci stai riuscendo bene! Consigli per chi è alle prime armi?

Beppe: “Ritorniamo al discorso iniziale. Mi sento alle prime armi, quindi accetterei io volentieri consigli da altri. Se proprio devo darne uno è «sentitevi liberi di disegnare». Senza regole, senza schemi, senza influenze da ciò che è già stato fatto o visto. Non è semplice. Contrariamente alla prerogativa del disegno, è un lavoro «a togliere». Deve restare solo l’essenziale della persona che sta disegnando.”

 

 

 

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Ego: “Con questa intervista hai reso tutti contenti come il tuo piccolo grande personaggio, un abbraccio Beppe!”

Beppe: “Ma grazie a te e a tutti quelli che hanno la voglia e la pazienza di seguire i mie scarabocchi.”

 

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