Intervista a Giorgio Salati sceneggiatore di Topolino

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Ego: Oggi ho il piacere di intervistare un uomo che non disegna ma crea storie e sceneggiature: dategli pure in mano un pezzo di carta e una penna e vi scrive qualsiasi cosa! Dalla sua testa versatile infatti può uscire veramente di tutto da Topolino a Poppixie fino ad arrivare alla settimana enigmistica e tanto altro! Benvenuto Giorgio Salati 🙂 , allora partiamo dagli arbori del 2003, come è nata la tua primissima collaborazione con la Disney ?

Giorgio: Nel 2001 avevo frequentato la Scuola del Fumetto di Milano, periodo durante il quale era emersa una mia certa predisposizione verso i dialoghi brillanti, una qualità utile nella produzione Disney. Fu così che un annetto più tardi, dopo aver raccolto una decina tra soggetti e sceneggiature, mi proposi alla redazione di Topolino. Mi piacerebbe dire che andò bene al primo colpo, ma come succede in molti casi non fu così. Allo stesso tempo, mi incoraggiarono a proporre altre storie. Lo feci, e stavolta ebbi successo. Quando consegnai la mia prima sceneggiatura completa e approvata dalla redazione era l’estate del 2003. Non avevo ancora 25 anni e stavo lavorando per uno dei settimanali a fumetti più importanti al mondo. Inutile dire che quel momento cambiò la mia vita.

 

Ego: In quale personaggio della Disney ti riconosci nei difetti e quale nei pregi?

Giorgio: E’ difficile dirlo. Sono casinista e permaloso, quindi per i difetti direi Paperino. Quanto ai pregi, credo di avere una certa sensibilità riguardo l’onestà con se stessi e l’empatia verso il prossimo. Quindi forse Topolino.

 

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Ego: Molte volte fai passare i personaggi attraverso dei piccoli problemi per farli uscire al meglio e molto più forti di prima nella loro identità. Tra i tanti, chi ti ha fatto “penare” di più per ritrovare la vera essenza del personaggio modificando quella stereotipata del lettore ?

Giorgio: Topolino è certamente un personaggio che soffre di alcuni luoghi comuni che si sono radicati in passato tra i lettori e che oggi perdurano in molti non-lettori che basterebbe leggessero le ultime annate del settimanale per scoprire che non è più il detective dilettante perfettino e secchione che si era visto in alcune storie tra gli anni ‘70 e ‘80, mentre da tempo è tornato ad avvicinarsi al suo spirito di semplice uomo comune alle prese con guai più grandi di lui, come era negli anni ‘40/’50. Molti bravissimi autori, da Faraci a Casty, hanno giocato con questi stereotipi per tirar fuori il meglio dal personaggio e riportarlo agli antichi fasti. Nel mio piccolo, ho scritto “Una divisa per Topolino” (pubblicata su Topolino n. 3121), in cui il nostro amato personaggio, pressato da tanti luoghi comuni sul suo essere un detective dilettante, decide di tentare per una volta la strada del “professionismo” – ossia fare il poliziotto di mestiere – incontrando molte difficoltà… ma non voglio svelare il finale a chi non l’avesse letta e dovesse decidere di farlo in futuro.

 

Ego: Quanto della vita reale possiamo ritrovare nella stesura di storie nel magico modo di Paperopoli e Topolinia?

Giorgio: Poco o molto, a seconda della storia. Nel complesso, riferimenti all’attualità sono sempre ben accetti nei fumetti Disney che non sono mai stati “fermati” nel tempo e vivono al passo coi tempi. D’altra parte, è meglio non esagerare con i riferimenti alla realtà: non bisogna perdere il vero fulcro che sono i personaggi e il loro contesto di fantasia. Insomma, come in tanti altri aspetti che riguardano un prodotto “per tutti” come i fumetti Disney, bisogna trovare un equilibrio tra gli elementi. E’ complicato, ma è una chimica che si raggiunge un po’ con l’istinto da lettore “storico” e un po’ con la pratica da autore.

 

LAW – il lato oscuro della legge

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Ego: Con Davide Caci hai creato LAW – il lato oscuro della legge, un legal thriller in cui i protagonisti risolvono dei casi penali. Come è lavorare a stretto contatto con un altro sceneggiatore? Vi dividete le scene oppure lavorate a 4 mani?

Giorgio: Con Davide non è stato il primo caso in cui ho collaborato con altri sceneggiatori: è successo anche in alcune serie Disney come “Paperinik contro tutti”, “Ultraheroes”, “Topolinia 20802”, dove attorno al tavolo ci siamo trovati addirittura in quattro sceneggiatori. Personalmente a me piace molto lavorare in team. E’ un lavoro stimolante. E’ molto bello durante il brainstorming vedere che cosa sono capaci di tirar fuori le teste dei colleghi quando si “improvvisa” prima di strutturare il materiale narrativo. Lavorando con dei colleghi ho sempre imparato molto. Per quanto riguardava LAW, solitamente i soggetti ce li “rimpallavamo” di continuo tra riscritture e annotazioni finché non avevano una forma per noi soddisfacente. Le sceneggiature invece ce le dividevamo a metà, poi ognuno ovviamente faceva una rilettura delle scene dell’altro.

 

Ego: LAW per il disegno è stato realizzato da Fabiano Ambu addetto alle copertine e Stefano Carloni per quel che riguarda disegni e ambientazione. Per motivi di tempistiche editoriali si è scelto di avere due disegnatori?

Giorgio: In realtà i disegnatori sono stati ben più di due, anche se Carloni è quello che ha disegnato più episodi. I motivi sono precisamente dettati dai meccanismi produttivi. Avevamo bisogno di lavorare su più episodi contemporaneamente per garantire l’uscita in edicola, pertanto abbiamo scelto di affidarci a più illustratori. In questo tipo di fumetto seriale è una prassi.

Libertà di scrivere

Ego: La libertà è un cardine fondamentale della tua vita, di fatto sei molto presente sui social per dire la tua soprattutto su tematiche molto serie e condanni giustamente la privazione di essa che sia verbale o fisica. Nel tuo lavoro ti hanno mai fatto pressioni in qualche modo o sei stato sempre libero di esprimerti durante la stesura  e conclusione delle storie?

Giorgio: Essere sempre liberi al 100% nel proprio lavoro è un’utopia, credo valga per qualsiasi mestiere. E’ difficile facendo fumetti autoprodotti (che hanno i loro limiti “congeniti”), figuriamoci lavorando per un universo narrativo così popolare, internazionale e diretto a tutti come quello Disney. Non puoi fare quello che ti pare come se Topolino fosse roba tua, ed è una cosa che se sei abbastanza intelligente sai già ancora prima di approcciarti alla materia. L’importante, all’interno di certi limiti “fisiologici”, è trovare i propri canali di libertà espressiva. Non si tratta di dire quello che ci pare o no, ma di trovare il modo per dirlo, adatto al mezzo che usiamo. Dopotutto se sono a Londra e parlo con un giapponese sarebbe stupido lamentarmi che non sono libero di esprimermi in italiano: se voglio dirgli qualcosa sarà il caso che trovi una lingua in comune per comunicare. Non è questione di cosa dire ma di sapere come dirlo, trovare il linguaggio giusto.

 

Le straordinarie avventure di Jules Verne

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Ego: Oltre ai fumetti hai sceneggiato assieme ad altri tuoi colleghi la serie animata “Le straordinarie avventure di Jules Verne” prodotto da Rai Fiction in cui è l’autore stesso a trovarsi nelle sue avventure. Come ti sei trovato a dover riscrivere e adattare le tue idee partendo dai racconti di Verne?

Giorgio: Di quella serie ho scritto solo due puntate, ma è stata un’esperienza molto bella, perché l’idea alla base era decisamente buona. In questo caso si è trattato di fare un processo inverso a quello cui ero abituato, ossia non adattare le idee personali a un contesto pre-esistente (come quello Disney) ma prendere dei racconti di Verne e adattarli al mezzo nuovo come quello della serie animata, aggiungendoci delle idee personali per renderli moderni e appetibili per un pubblico odierno.

 

Ego: Attualmente c è un fumetto o serie animata in cui vorresti collaborare?

Giorgio: Ce ne sono diversi anche se in questo momento tra Topolino e alcuni romanzi a fumetti a cui sto lavorando direi che sono discretamente impegnato. Ma ho sempre voglia di fare cose nuove, quindi chissà.

 

Ego: Ho letto di un tuo progetto per la Tunué, ci puoi svelare che tipo di fumetto sarà e con chi?

Giorgio: Per ora non ti dico molto perché alcuni particolari della promozione devono ancora essere definiti, ma ti posso dire che si intitola “Brina” e uscirà ad aprile, è un romanzo a fumetti per l’infanzia scritto da me e disegnato da Christian Cornia, e la protagonista è una gatta.

Ego: Grazie mille per l’intervista e a nome di tutti bambini e adulti che attraverso i tuoi scritti possono trovare coraggio e affrontare le difficoltà della vita reale.

 

Web Site: www.giorgiosalati.blogspot.it

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